L’Arte nel Giardino di Pojega
Villa Rizzardi
Sin dal Cinquecento le dolci colline di Negrar sono state oggetto di grande interesse da parte delle nobili famiglie venete e lombarde, che in queste zone acquistavano possedimenti agricoli ed ereggevano sontuose dimore di campagna.

Un restauro ottocentesco curato dall’architetto Filippo Messedaglia


La villa, caratterizzata dalla una forma geometrica "a ferro di cavallo", si apre al Giardino di Pojega attraverso una corte interna da cui lo sguardo si estende lungo il parterre e prosegue idealmente verso il suggestivo Viale dei Carpini, creando una prospettiva visiva che sembra non avere fine.


Dimora di artisti
Villa Rizzardi è stata dimora di importanti personalità artistiche: l’architetto Piero Gazzola vi trovò rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, proteggendovi opere del Museo di Castelvecchio di Verona.
Più di recente, lo scultore spagnolo Miguel Berrocal ne fece la sua residenza e atelier per oltre trent'anni, trasformandola in un centro di creatività frequentato da artisti internazionali, tra cui l'amico Pablo Picasso.


Scenografia di eventi unici
Villa Rizzardi e il Giardino di Pojega oggi sono la location ideale per ospitare eventi e cerimonie indimenticabili grazie a spazi ampi e scenografici, da personalizzare per creare effetti unici.
Le Sculture
A completamento delle architetture “in verde”, il Giardino di Pojega ospita oltre 60 sculture attribuite a Pietro Muttoni, noto artista vicentino dell'epoca. Realizzate in pietra calcarea locale, le statue di divinità classiche e fiere esotiche animano le quinte arboree e i percorsi e arricchiscono di simbolismi questo gioiello architettonico del Neoclassicismo italiano.

Apollo, dio del Sole e della musica, raffigurato con la faretra sulle spalle e il pitone ucciso ai piedi.

Ercole, uomo barbuto e dal corpo muscoloso, eroe per eccellenza, con gli attributi della clava e del leone sottomesso ai suoi piedi.

Venere, dea dell’Amore, nuda con le due colombe, il ramo di mirto e la rete sulla spalla.

Diana, dea della caccia, con l’attributo della mezzaluna crescente sul capo, accompagnata dal cane e da una pecora.

Il Belvedere è formato da una struttura ottagonale posta alla sommità di un'ampia scalinata che si biforca per avvolgere la torretta lungo i fianchi. Situato nel punto più alto del Giardino, lo si raggiunge dopo aver risalito il "Viale delle Virtù", è rappresentato dalle 3 statue che lo decorano: Sapienza, Abbondanza e Concordia.

Sulla sinistra, un uomo adulto con una lunga tunica, un libro in mano e una corona di foglie sul capo rappresenta la virtù della Sapienza.

Sulla destra, un uomo giovane con una corona di ramoscelli sul capo e una cornucopia in mano impersona probabilmente l’Abbondanza.

Alla sommità delle scale, una nicchia ospita una nobildonna, coronata d’alloro, con una melagrana e un fascio di frecce legato da un nastro: è la Concordia.

Entrando all’interno del teatro si trova alla sinistra lo spazio scenico, sul fondo del quale è collocato un grande gruppo scultoreo raffigurante, probabilmente, le due muse della Tragedia (Melpomene) e della Commedia (Talia).

Troviamo al centro la statua raffigurante Giove, re degli dei, figura solenne e maestosa, con la corona sul capo e accompagnata dall’aquila, simbolo delle piú alte regioni del cielo.

Alla destra di Giove la statua raffigurante Cerere, dea della terra e dell’agricoltura, che porta sul capo una corona di fiori e in mano un mazzo di spighe.

Alla sinistra di Giove invece troviamo due putti scherzosi, quindi la statua della moglie Giunone, regina degli dei e simbolo della fedeltà coniugale, rappresentata con il pavone, animale a lei sacro, che con la sua coda tempestata da mille “occhi” rappresentava il cielo stellato.

Al centro del Laghetto vi è la celebrazione dell’elemento acqua: la giovane al centro è l’Acqua, circondata da anfore, delfini e tritoni.

Nettuno, dio del mare, nelle sembianze di un uomo maturo e imponente, con barba e capelli fluenti, il capo incoronato e accompagnato da un delfino.

Questa composizione rappresenta Acqua, personificata da una giovane donna, seduta su uno scoglio, con un’anfora da cui sgorga l’acqua. Il delfino sottostante è il simbolo del mare, mentre la presenza dei putti significa che l’acqua è principio di ogni cosa e fonte di vita. In ginocchio ai piedi della donna due tritoni rendono omaggio al primario degli elementi.

Il Laghetto è circondato da “muri” di alloro, che formano gallerie, nicchie e un’esedra in cui è posizionata un’altra statua: questa, che non sembra avere un nesso diretto con il contesto, rappresenta una donna, vestita di un’elegante tunica drappeggiata, il capo cinto da una corona d’alloro, che tiene in mano un libro aperto. Potrebbe essere l’allegoria della Sapienza, o dell’Intelletto.

Nella parte centrale vi sono due fontane, rappresentanti due piccoli tritoni sdraiati, dalla cui bocca sgorga lo zampillo d’acqua. Altre due fontane, lungo l’asse centrale del giardino, si compongono di mascheroni sovrastanti vasche di pietra.

Al centro del Ninfeo, al margine della vasca, è posta una statua che rappresenta una divinità fluviale. In posizione semisdraiata, coperta solo da un drappeggio che ricorda le increspature dell’acqua, si presenta mutila della testa, che dalle tracce rimaste sul petto doveva possedere una barba lunga e fluente.

Nel Ninfeo un mascherone sovrasta la vasca centrale della composizione e dalla sua bocca sgorga l’acqua sorgiva.

Proprio all’ingresso della scalinata sono poste due statue che rappresentano un giovane e una dama i quali, a differenza di tutte le altre statue del giardino (in vesti classiche), indossano abiti dell’epoca; i due giovani appaiono spensierati e, scherzosamente, si sono scambiati i rispettivi cappelli.