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Luigi Trezza raccontato da Daniela Cavallo: il Giardino di Pojega come non l'avete mai visto
Ogni anno migliaia di visitatori percorrono i viali del Giardino di Pojega, uno dei più importanti giardini storici italiani. Molti rimangono colpiti dall'eleganza delle sue prospettive, dalla scenografica bellezza del Teatro di Verzura e dalla straordinaria armonia tra architettura e natura.
Pochi, però, conoscono davvero il pensiero che si nasconde dietro questo luogo.
Per comprenderlo abbiamo incontrato Daniela Cavallo, architetto, docente di Marketing Territoriale presso l'Università di Verona e tra le maggiori esperte di Luigi Trezza, il geniale architetto veronese che tra il 1783 e il 1796 progettò il Giardino di Pojega per il conte Antonio Rizzardi.
Da anni Daniela Cavallo studia l'opera di Trezza, ne approfondisce il linguaggio progettuale e ne valorizza l'eredità culturale attraverso pubblicazioni scientifiche, conferenze e progetti di design contemporaneo. È sua, ad esempio, la reinterpretazione delle geometrie trezziane nelle collezioni D-ecus Artep Italia e Linea Trezza Design, che dimostrano quanto il pensiero dell'architetto sia ancora oggi sorprendentemente attuale.
Negli ultimi anni ha inoltre diretto, insieme allo studio PG&W, il progetto di valorizzazione del Giardino di Pojega, sviluppato nell'ambito del grande intervento di restauro finanziato dal PNRR – Programma Parchi e Giardini Storici, concluso nel 2024.
Ne è nata una conversazione che racconta non soltanto uno dei più affascinanti giardini storici d'Europa, ma anche il modo in cui la bellezza possa ancora oggi educare, emozionare e generare benessere.
Dove si trova il Giardino di Pojega? A Negrar di Valpolicella, sulle colline della provincia di Verona.
Chi era Luigi Trezza? Architetto, pittore e scenografo veronese (1752-1823), autore del progetto del Giardino di Pojega e protagonista del Neoclassicismo italiano.
Perché il Giardino di Pojega è così importante? Per il suo straordinario Teatro di Verzura, il percorso simbolico tra arte e natura e il recente restauro finanziato dal PNRR – Programma Parchi e Giardini Storici.
Chi è Daniela Cavallo? Architetto, docente di Marketing Territoriale all'Università di Verona e tra le maggiori studiose dell'opera di Luigi Trezza.
Architetto Cavallo, chi era davvero Luigi Trezza?
«Luigi Trezza è stato molto più di un architetto.»
Pittore, scenografo, progettista, innovatore e protagonista del Neoclassicismo veronese, Trezza possedeva una formazione straordinariamente moderna. Non progettava semplicemente edifici o giardini: progettava esperienze.
La sua conoscenza della prospettiva, maturata anche come docente presso l'Accademia di Pittura di Verona, gli consentiva di utilizzare il paesaggio come una vera scenografia, nella quale il visitatore diventava protagonista.
«Trezza non ha progettato semplicemente un giardino» racconta Daniela Cavallo. «Ha progettato un'esperienza. Ogni percorso, ogni prospettiva, ogni apertura è stata studiata affinché il visitatore provasse emozioni diverse durante la passeggiata.»
È proprio questa la sua straordinaria modernità.
Perché, a oltre due secoli di distanza, Luigi Trezza può essere considerato un progettista contemporaneo?
Molto prima che si parlasse di experience design, Luigi Trezza costruiva percorsi nei quali la sorpresa diventava parte integrante del progetto. Nulla è casuale: la luce, la vegetazione, i punti di vista, le quinte verdi e persino il ritmo della camminata sono elementi di una narrazione che accompagna il visitatore dall'inizio alla fine.
Pochi sanno inoltre che Trezza non fu soltanto uno dei più importanti progettisti di giardini del suo tempo, ma anche un raffinato scenografo teatrale. Questa doppia anima emerge chiaramente nel Giardino di Pojega, dove ogni prospettiva sembra costruita come un fondale scenico destinato a sorprendere chi percorre i viali.
Secondo l'architetto Cavallo, è proprio questa capacità di fondere architettura, arte e natura a rendere Trezza una figura ancora oggi straordinariamente attuale.
Non è un caso che gli studiosi lo considerino l'anello di congiunzione tra il rigore geometrico del giardino all'italiana e la nuova sensibilità romantica che avrebbe caratterizzato il secolo successivo.
Perché il Giardino di Pojega è così diverso dagli altri giardini storici?
Sorride e risponde con una definizione tanto semplice quanto efficace: «Il Giardino di Pojega è un racconto.»
Molti giardini storici in Europa mostrano immediatamente il proprio impianto geometrico. A Pojega accade l'esatto contrario.
Il visitatore non riesce mai a cogliere l'intero progetto con un solo sguardo.
Le alte siepi, i viali alberati, le terrazze, le stanze verdi e i continui cambi di prospettiva accompagnano lentamente la scoperta del luogo.
«Non è un giardino che si comprende subito» spiega Cavallo. «Si scopre passo dopo passo. Ogni curva del percorso nasconde una sorpresa, ogni apertura offre una nuova prospettiva. È un giardino costruito per essere attraversato.»
È proprio questo uno degli aspetti più innovativi del progetto.
Mentre nei giardini rinascimentali l'osservatore domina lo spazio dall'alto, al Giardino di Pojega il visitatore viene coinvolto fisicamente nella narrazione.
Non osserva semplicemente il paesaggio.
Ne diventa parte.
Il percorso del giardino ha anche un significato simbolico?
«Assolutamente sì.»
Secondo Daniela Cavallo, Luigi Trezza non progettò semplicemente una successione di viali, terrazze e aiuole, ma costruì un vero e proprio itinerario iniziatico, capace di accompagnare il visitatore in un percorso fisico e interiore.
«Ogni spazio racconta qualcosa. Il Giardino di Pojega non è solo un luogo da osservare: è un luogo da vivere.»
L'esperienza inizia nella terrazza inferiore, dove domina la geometria. I parterre disegnati dal bosso, gli assi prospettici, le fontane e i filari di carpini raccontano l'ideale illuminista di una natura ordinata dalla ragione umana.
Salendo verso il livello intermedio, il paesaggio cambia progressivamente. Le alte siepi danno forma a una successione di stanze verdi, ambienti raccolti collegati tra loro da corridoi vegetali che invitano il visitatore a rallentare, fermarsi e lasciarsi sorprendere.
Infine si raggiunge il boschetto romantico, dove le geometrie si dissolvono e la natura sembra tornare libera.
«Può essere letto come un percorso di crescita personale: dalla conoscenza del mondo esterno alla conoscenza di sé.»
Ma, come sottolinea Daniela Cavallo, esiste anche una lettura opposta.
«Il bosco può rappresentare quella selva oscura evocata da Dante: un luogo di smarrimento dal quale si esce per raggiungere, attraverso la bellezza e l'ordine, una nuova armonia.»
È proprio questa pluralità di significati a rendere il Giardino di Pojega straordinariamente contemporaneo. Ogni visitatore può attribuire al percorso una propria interpretazione, trasformando la passeggiata in un'esperienza personale.
Le geometrie di Luigi Trezza: quando il paesaggio diventa design
Osservando il Giardino di Pojega dall'alto si coglie immediatamente il rigore della composizione.
Nulla è lasciato al caso. Le proporzioni, gli assi prospettici e il rapporto tra pieni e vuoti rivelano una padronanza della geometria che va ben oltre il semplice gusto estetico.
Per l'architetto Cavallo, proprio questo è uno degli aspetti più affascinanti dell'opera di Trezza.
Negli anni ha dedicato numerosi studi all'analisi delle sue geometrie, arrivando persino a reinterpretarle attraverso progetti di design contemporaneo.
Tra questi spiccano la collezione di tappeti D-ecus Artep Italia e la linea di gioielli Linea Trezza Design, nate con l'obiettivo di dimostrare come il linguaggio progettuale dell'architetto veronese sia ancora oggi sorprendentemente attuale.
«Quelle geometrie non sono semplici decorazioni. Sono un linguaggio. Trezza utilizzava misura, proporzione e disegno per rendere visibile l'armonia della natura.»
È una lezione che conserva tutta la sua modernità.
Anche oggi, nell'epoca della progettazione digitale e del paesaggio contemporaneo, il lavoro di Trezza continua a ispirare architetti, designer e studiosi.
Il Teatro di Verzura è considerato uno dei simboli del Giardino. Perché è così speciale?
Daniela Cavallo non ha dubbi.
«Perché non è un teatro immerso in un giardino. È il giardino stesso che diventa teatro.»
Questa definizione racchiude perfettamente l'essenza del Teatro di Verzura, considerato uno dei più importanti teatri vegetali storici d'Europa e il secondo meglio conservato d'Italia.
Le gradinate modellate nel terreno, le quinte sceniche realizzate con alte siepi di carpino e cipresso, le statue e le nicchie trasformano la vegetazione in una vera architettura.
Qui emerge con forza la formazione da scenografo di Luigi Trezza.
«Nel Teatro di Verzura porta la sua esperienza teatrale all'interno del paesaggio, trasformando gli alberi e le siepi in elementi scenici.»
A oltre due secoli dalla sua realizzazione, questo spazio continua a svolgere la funzione per cui era stato concepito.
Concerti, spettacoli teatrali, incontri culturali e il Festival della Bellezza dimostrano ancora oggi la straordinaria modernità della visione di Trezza: progettare un luogo capace di vivere nel tempo senza perdere la propria identità.
Il "Giardino che cura": una visione sorprendentemente moderna
Negli ultimi anni il concetto di giardino terapeutico ha assunto un ruolo sempre più importante nella progettazione del paesaggio.
Per Daniela Cavallo, però, Luigi Trezza aveva intuito tutto questo oltre duecento anni fa.
«I grandi progettisti del Settecento avevano già compreso che la bellezza, il verde, l'acqua, il silenzio e il camminare lentamente producono benessere.»
Oggi discipline come l'Environmental Psychology e la Nature Therapy confermano scientificamente ciò che Trezza aveva intuito: trascorrere del tempo in ambienti naturali progettati con equilibrio contribuisce a ridurre lo stress, migliorare la concentrazione e favorire il benessere psicofisico.
Il Giardino di Pojega rappresenta una sintesi perfetta tra questa sensibilità settecentesca e le più recenti ricerche sul rapporto tra uomo e natura.
«Pojega è stato progettato proprio per rallentare il visitatore. Non è un luogo da attraversare in fretta. È uno spazio in cui fermarsi, osservare e respirare.»
Questa filosofia trova oggi espressione concreta nelle iniziative dedicate al progetto "Il Giardino che cura", sviluppato insieme all'IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e alle associazioni del territorio attraverso le Giornate del Giardino Terapeutico.
Passeggiate guidate, incontri, laboratori sensoriali e attività dedicate al benessere restituiscono al giardino la sua funzione originaria: essere uno spazio di relazione, contemplazione e rigenerazione.
C'è un dettaglio che consiglia sempre di osservare ai visitatori?
Daniela Cavallo, sorridendo, ci dice: «Alzare lo sguardo.»
Molti visitatori percorrono i sentieri osservando soltanto ciò che hanno davanti ai piedi. In realtà il Giardino di Pojega è costruito sulle prospettive.
Basta fermarsi per qualche istante e osservare come gli assi visivi incorniciano il paesaggio della Valpolicella, il Belvedere, il Teatro di Verzura e le statue disseminate lungo il percorso.
È proprio lì che emerge il talento di Luigi Trezza. «Non progettava semplicemente uno spazio verde. Progettava il modo in cui le persone avrebbero guardato il mondo.»
E forse è proprio questo il segreto della sua opera: insegnare ancora oggi a osservare con maggiore attenzione ciò che ci circonda.
Se dovesse descrivere il Giardino di Pojega con una sola frase?
«È un luogo che continua a insegnarci che la bellezza non è solo qualcosa da osservare, ma un'esperienza da vivere», risponde Cavallo senza esitare.
Una definizione che racchiude perfettamente il pensiero di Luigi Trezza e il motivo per cui, ancora oggi, il Giardino di Pojega continua a emozionare migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Visita il Giardino di Pojega
Dopo aver scoperto il pensiero di Luigi Trezza attraverso le parole di Daniela Cavallo, il modo migliore per comprenderne davvero la visione è percorrere personalmente i viali, le terrazze, le stanze verdi e il celebre Teatro di Verzura.
Ogni visita offre una prospettiva diversa e rivela nuovi dettagli di un progetto che, a oltre due secoli dalla sua realizzazione, continua a raccontare il dialogo perfetto tra arte, paesaggio e natura.
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Architetto e libera professionista dal 1997, Daniela Cavallo è manager e progettista culturale, direttrice di progetti per capitale della cultura, docente a contratto di Marketing Territoriale presso il Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università di Verona e consulente per progetti di valorizzazione territoriale, rigenerazione urbana e partecipazione.
Da oltre vent'anni dedica la propria attività di ricerca allo studio di Luigi Trezza, al quale ha dedicato pubblicazioni, conferenze e progetti culturali.
Nell'ambito del restauro del Giardino di Pojega, concluso nel 2024 grazie ai fondi del PNRR – Programma Parchi e Giardini Storici, ha diretto, insieme allo studio PG&W, il progetto di valorizzazione del complesso monumentale.
Le sue ricerche hanno inoltre dato vita a collezioni di design contemporaneo che reinterpretano le geometrie di Trezza, trasformandole in tappeti, gioielli e oggetti contemporanei, dimostrando come il suo linguaggio progettuale continui ancora oggi a dialogare con l'architettura e il design contemporanei.